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Paolo, candidato alla Presidenza

Ciao Paolo, allora ci siamo: da qualche tempo era nell’aria una tua possibile discesa in campo. Per te che hai giocato così tante sfide importanti, sembra quasi essere un passaggio naturale. Cosa ci puoi dire di più su questa tua scelta?

Guarda, certe decisioni sono sempre frutto di lunghe riflessioni ma il fatto importante è che oggi posso veramente dire che è il momento giusto. Sono convinto che la Federazione abbia bisogno di una nuova stagione di crescita e, per come la vedo io, quello che realmente serve è una svolta importante nell'impostazione stessa della Federazione e, di conseguenza, nella gestione del Sistema Rugby in Italia. 

Un cambiamento che viene richiesto da più parti, quale pensi sia la giusta formula per iniziare questo percorso?   

A prima vista ci sono tante voci che spingono per una rivoluzione, ma bisogna vedere la sostanza: non ho visto fino ad ora proposte che vadano nella direzione di un reale cambiamento. Io ho passato diversi anni in Federazione, con ruoli strettamente operativi. Nel mio ruolo di Presidente della Commissione Impianti Sportivi, ho avuto modo di trascorrere tanto tempo sul territorio, conoscere infinite realtà. Il rugby in Italia è un mondo complesso, fatto da club molto diversi tra loro. 

Da tutto il tempo speso in giro per i campi di rugby in tutta Italia, posso dire che negli ultimi anni il movimento è cresciuto e che molti passi in avanti sono stati fatti. Certo siamo lontani dalla perfezione ma non condivido la posizione di chi, da fuori, gioca a fare il disfattista. Non si può affermare che il Sistema Rugby italiano sia uguale a 10 anni fa.

È anche evidente, però, che gli "altri" siano cresciuti maggiormente e ad un'altra velocità in questi stessi anni, anche se il gap non è certo di oggi e alla fine degli anni ’90 la distanza si era ridotta. Soldi, tradizione, numero di giocatori, sponsor, audience televisiva, legame con il territorio marcavano anche allora una grande differenza tra noi e la Gran Bretagna, l'Irlanda o la Francia.

Quindi cosa possiamo fare per raggiungere la stessa velocità degli altri?

Oggi, a quasi 50 anni, dopo aver giocato e ottenuto tanto in campo, con una soddisfacente carriera professionale come architetto e tanti anni passati al fianco della Federazione, vedo con chiarezza i passaggi fondamentali per impostare un nuovo salto di qualità. 

Prima di tutto ci serve un programma di lungo termine. Da qui nasce l'idea di Rugby2030: occorre una visione che abbracci tutte le componenti del rugby italiano, con un'ottica di sostenibilità, nella crescita. 

Secondo, serve un vero lavoro di squadra. Il mio approccio, nella vita professionale, si è sempre basato sullo sviluppo di un gruppo di lavoro al quale affidare il processo di crescita. 

Infine, sull'esempio, non solo delle Union del 6 nazioni e Federazioni straniere, ma dell'industria dello sport in generale, occorrono Professionisti, con la P maiuscola. Persone che non provengano, necessariamente, dal mondo dello sport, ma anzi, che portino la propria esperienza manageriale e la propria visione strategica all'interno della Federazione. 

Immagino un Direttore Generale, che si occuperà degli aspetti amministrativi, commerciali, marketing, comunicazione ed eventi e un Director of Rugby, che gestirà la parte tecnica.

Programmazione, lavoro di squadra, professionalità. Questa è la base del tuo progetto?

Se oggi guardiamo alla RFU, oppure, alla Liga o all'NBA, troviamo tantissimi manager che vengono da settori diversi dallo sport. Oggi la Federazione è, a tutti gli effetti, un'azienda che va gestita con competenze specifiche e che deve rinnovarsi costantemente. 

Su questo punto non mi riferisco solamente al puro business. Ovviamente, occorro programmi di sviluppo dei club, della base, della scuola e del territorio che hanno logiche diverse dal profitto. Ma alla fine, in un sistema virtuoso, tutto concorre alla crescita degli altri segmenti, in un continuo sviluppo di ogni area.

E come vedi Paolo Vaccari in questo progetto?

Sono tanti anni che "studio" per questo momento e ho una voglia smisurata di provarci. Oggi. 

Il mio ruolo dev’essere quello di coordinatore. Tutte le mie esperienze, da giocatore, da imprenditore, da operativo all'interno della Federazione e oggi, anche come consigliere del Credito Sportivo, mi hanno arricchito.

L'idea di Rugby2030 nasce dalla voglia di impostare un programma che vada oltre il singolo, oltre il mandato di un Presidente, ma che sia l'impostazione di un nuovo modello con obiettivi, chiari, trasparenti e misurabili. 

Per fare questo sto raccogliendo diversi professionisti intorno a questo progetto, insieme a tutti i rappresentanti del movimento che avranno voglia di impegnarsi in una nuova stagione di crescita.

Grazie Paolo e alla prossima chiacchierata, sempre su Rugby2030.